INTERVISTA AL dr. SILVIO VENDETTUOLI, VOLONTARIO IN POLONIA PER IL CISOM

Il dr. Silvio Vendettuoli è medico chirurgo, specializzato in odontoiatria e chirurgia orale, con un’esperienza trentennale nella Guardia Medica, a diretto contatto con le emergenze, e attività mediche in campo più propriamente dentistico. Volontario nel Gruppo Matese Alexis del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, sin dalla sua fondazione nell’aprile 2014, svolge servizio sanitario con frequente assiduità nelle città del comprensorio matesino, collabora con il personale sanitario del Posto di Primo Soccorso attivo nella Basilica Minore dell’Addolorata in Castelpetroso e presta assistenza odontoiatrica e ortodontica gratuita presso il proprio studio a persone indigenti o in precarie condizioni economiche.

Nella settimana della Santa Pasqua si è offerto volontario per la turnazione settimanale di supporto sanitario che si è tenuto nella stazione ferroviaria della città di Cracovia, Repubblica della Polonia, in Europa centrale. Il Cisom Italia ha prestato le competenze sanitarie del proprio personale medico volontario, nell’ambito di un più ampio progetto umanitario, organizzato dal Malteser International e gestito da Zakon Maltanski Polska in favore dei rifugiati del conflitto russo-ucraino che arrivano nei luoghi accoglienti a confine territoriale.

Chiediamo al dr. Vendettuoli, al rientro dal viaggio in una zona al limite della guerra, di raccontarci la propria esperienza di volontariato.

Raccontaci del tuo arrivo

Quando ho deciso di partire l’ho fatto per spirito solidale, ma durante il viaggio ero pervaso da sentimenti contrastanti e dal dubbio di non essere all’altezza della situazione che mi si sarebbe potuta presentare… 

All’arrivo invece?

Ho conosciuto il mio compagno di avventura che, insieme al figlio, era già lì da una settimana, persona squisita che mi ha compiutamente istruito sul da farsi e sulle emergenze a cui fare fronte comune con altri volontari polacchi…

Ti sei trovato bene con loro? Ovviamente conosci l’inglese, quindi non ci sono stati problemi di comunicabilità?

Nessun problema, anzi, mi sono sentito a casa, in famiglia.

Qual era il tuo compito?

Mi occupavo del controllo, all’interno della stazione di Cracovia, dei punti di contatto che ci erano stati assegnati in cui vi erano ucraini rifugiati in transito.

Vi era un primo centro che ospitava madri con bambini/e piccoli/e; un secondo centro ospitava gli adulti.

Alla stazione dei bus vi era un’area chiusa: attrezzata per il soggiorno dei rifugiati con brandine per il riposo, distribuzione di cibo e area giochi per i piccoli.

A ridosso della piazza centrale, la Caritas aveva posizionato delle tende da campo per i soggiorni di lunga durata, in cui distribuivano anche vestiti nuovi.

Il nostro team faceva il giro dei vari punti di accoglienza dove i responsabili ci illustravano le criticità presenti al momento, che noi cercavamo di risolvere.

Avevamo in dotazione una borsa medica con tutto il necessario per il primo intervento.

Che tipo di problematiche sanitarie hai dovuto affrontare?

Per quanto riguarda i bambini/e erano prevalentemente affetti da febbre o gastroenteriti; gli adulti avevano difficoltà dovute alla scarsità di medicinali per ipertensione, iperglicemie, altri accusavano traumi fisici e, soprattutto, traumi psicologici.

Questa forse è stata la parte più difficile da gestire?

Indubbiamente. Ho provato una enorme tristezza per ognuno di loro ma soprattutto verso i più piccoli, che vedevo inermi tra le braccia delle loro madri e ignari di quello che stava accadendo; molti chiedevano dove fossero i loro padri, purtroppo rimasti sul campo, a combattere.

L’ essere umano finisce dove la guerra inizia.

Con me porterò sempre il ricordo dell’ultima notte di servizio quando, per carenza di medici, abbiamo creato un gruppo unico con il personale sanitario polacco. In quei momenti ci siamo sentiti molto uniti e dediti verso un unico scopo: aiutare chi avesse bisogno.

Quali sono i tuoi sentimenti al termine di questa esperienza che sicuramente ti avrà cambiato?

Guardando Cracovia dall’aereo, durante il viaggio di ritorno, ho provato molti  sentimenti diversi: tristezza per il dramma che stanno vivendo i rifugiati; gioia per aver dato un seppur minimo contributo ad una emergenza che potrebbe diventare ancora più vasta; malinconia per la missione volgente al termine e che avrei voluto continuasse; piacere per aver arricchito il mio bagaglio di esperienze e cultura incontrando tante persone di nazionalità diverse dalla mia; senso di riconoscenza alla Fondazione Cisom per avermi dato la possibilità di vivere momenti come questi, ricchi di empatia e di aiuto verso i più deboli, in sinergia di intenti e collaborazione tra i vari popoli.

Mai come adesso il motto dell’Ordine acquista valore, spessore e merito…

Certamente. Testimoniare la fede e servire poveri e ammalati.

Concludiamo sottolineando anche il motto del Cisom:

Efficaci e tempestivi nel soccorrere.

E ringraziamo il dr. Vendettuoli per l’opera che svolge nel Cisom con profonda dedizione, resilienza e tanto amore.

Pubblicato da matesealexis

VOLONTARIATO PROTEZIONE CIVILE DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MATA

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