Nella città di Siret, stato della Romania, Europa centrale, al confine con lo stato dell’ Ucraina, in guerra contro la Russia, volontari Cisom sono operativi dal 15 marzo 2022 in maniera continuativa, 24 ore al giorno, sette giorni la settimana. Sono di supporto al Maltez dell’Ordine di Malta nei turni di accoglienza e assistenza ai profughi provenienti dalle zone di guerra in transito verso luoghi di salvazione.
Due volontari, dinamici e operosi, appartenenti al Gruppo Matese Alexis, hanno deciso di partire per Siret a metà maggio e contribuire con il loro operato fino ai primi di giugno 2022.
La dott. Pina Esposito e il dott. Nicola Tartaglia sono volontari del Corpo sin da giovanissimi e hanno rivestito cariche di responsabilità all’interno della Fondazione per molti anni; sono inoltre uniti anche nella loro vita privata da quando, galeotto fu il Cisom, si conobbero durante il servizio a Valencia (Spagna) in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù nell’anno 2006.
Pina e Nicola hanno partecipato inoltre, in qualità di volontari, a numerose operazioni Cisom all’estero, e sono stati parte attiva durante le maggiori calamità che hanno colpito l’Italia.
Il diario del loro viaggio, speranzoso nell’apporto di aiuto, comprensione e sostegno ai profughi, è il segno indelebile del ruolo del volontario: pronto, fiducioso nel prossimo e felice di servire gli altri in stato di necessità.
All’ arrivo
Dopo il viaggio in aereo il primo impatto è positivo, il clima è apparentemente sereno, sono presenti diverse associazioni di volontariato e c’è un’attenta collaborazione tra queste.
Ma ecco sopraggiungere la tristezza: negli occhi dei rifugiati, di chi ha lasciato la sua casa e il luogo di nascita per un viaggio con molti punti interrogativi; anziani e donne con la consapevolezza di essere scampati alla morte, bambini e bambine con l’aria spaurita, mentre si tengono avvinghiati alle braccia delle loro madri, ripensando ai loro papà sul fronte, che chissà quando, e se, rivedranno…
Il volontario deve portare conforto, offrire anche soltanto un bicchier d’acqua e un sorriso di speranza; ed ecco rinascere negli accolti la fiducia, le mani giunte in segno di ringraziamento stupiscono; non c’è bisogno di parlare la stessa lingua per il linguaggio universale tra gli esseri umani…
A queste persone non interessano le motivazioni politiche o intrinseche del conflitto, perché la guerra non è mai giustificata, e al volontario importa essere lì a donare conforto e calore umano.
I primi giorni
I profughi troppo velocemente vanno e vengono, gli autobus si muovono in fretta, portando via storie e solitudine che non c’è tempo di ascoltare e alleviare; lunghe file di mezzi, anche di venti km, si snodano sul confine, che i volontari osservano alla ricerca di eventuali richieste di aiuto…
tra i volontari c’è spirito di coesione, ci si aiuta nelle normali attività quotidiane perché i turni incalzanti danno poco spazio al riposo;
a volte un caffè caldo offerto con gratitudine ti porta a riflettere: quante volte, presi dalle nostre famiglie e dalle nostre incombenze quotidiane, dimentichiamo anche un vicino di casa; abitiamo tutti uno stesso pianeta di nome Terra e dovremmo sentirci fratelli in ogni momento; ma le tragedie aggregano, in molti casi, e i valori tornano a galla a ricongiungerci.
Ormai ci siamo ambientati
Ieri in tenda è arrivato un gruppo famigliare che è passato a ritirare i viveri, facendo il giro per ben tre volte; purtroppo bisogna accontentare tutti e non è possibile fare differenze, ma si può comprendere il loro bisogno di tranquillità, anche solo alimentare e di sostentamento fisico, quando in casa ci sono cinque piccoli.
Tutti insieme in un mondo unito e in pace
Il momento di compartecipazione più emozionante è stato condividere un piatto di frutta con i volontari di ogni gruppo presente e alzare le mani al cielo in segno di offerta e ringraziamento nel viale degli ombrelli colorati, simbolicamente ad indicare tutte le nazioni insieme per la pace…
Il viaggio volge al termine
Una giovane donna deve tornare a scuola e sa che non ci incontreremo più; per questo è molto triste ma creare dei bei ricordi nelle persone che incontriamo sul nostro cammino significa che si sta seminando bene e che domani si potranno raccogliere dei buoni frutti.
Gli addii e il rientro
Con profonda tristezza volge al termine questa nostra magnifica esperienza, dove si è cercato di donare il più possibile e di sicuro si è arricchito il proprio bagaglio spirituale.
Si torna a casa migliorati e ricchi, con la voglia di trasmettere ad altri il nostro difficile vissuto dei giorni passati a stretto contatto col bisogno, la paura, la necessità, il dolore, la speranza.
Nella programmazione futura c’è un presidio sanitario e un servizio di ristorazione per i rifugiati, e si proverà a portare aiuto e professionalità anche nello stato moldavo; forse potremo tornare ad essere giovevoli e proficui in terra straniera e preparare ancora una volta il nostro bagaglio carico di umanità, solidarietà e fratellanza.
Un ringraziamento speciale ai volontari Pina e Nicola che hanno il Cisom nel loro dna e lo trasmettono, con grande umiltà, a chiunque incontrano sul loro cammino.
